
Si tratta del primo film diretto dal maestro dell'horror anni '60 Mario Bava. Tratto dal racconto Il vij di Nikolaj Gogol, si tratta di un film gotico ambientato nella Moldavia dell’ottocento, con un prologo nel medioevo in cui si vede la strega Asa condannata al rogo, ma prima di essere bruciata viva le viene inflitta la tortura di portare una maschera con all'interno delle punte( la maschera del demonio appunto). Secoli dopo un famoso medico e il suo assistente stanno attraversando in carrozza quei luoghi e si fermano a visitare il santuario dove è sepolta la strega, il medico lottando contro un pipistrello rompe il sigillo che teneva morta la strega provocandone la resurrezione. Una volta resuscitata la strega cerca di prendere possesso del corpo di Katja, una sua
discendente identica a lei nell’aspetto. Il film è avvolto da un’atmosfera spettrale e inquietante, anche grazie alla valida fotografia curata dallo stesso Bava, il film ha segnato il definitivo inizio dell’horror gotico italiano "nato" quattro anni prima con I vampiri di Freda, film al quale aveva collaborato anche il giovane Mario Bava. Al film si deve anche il lancio della brava Barbara Steele che finirà per diventare l’icona del cinema gotico all’italiana. La Steele interpreta due ruoli tra loro opposti, quello di Katja, ragazza dolce e delirante necrofilia. Davvero da non perdere malinconica, e quello della strega vampira dallo sguardo indemoniato, assettata di sangue e di vendetta, a sottolineare un dualismo tra bene e male, come due aspetti di una stessa anima. Lo scavo psicologico avviene ( come sempre nel cinema di Bava) attraverso le inquadrature e i primi piani. Una fiaba nera che punta sull’ambiguità della sessualità femminile in un esercizio di necrofilia. Da non perdere
discendente identica a lei nell’aspetto. Il film è avvolto da un’atmosfera spettrale e inquietante, anche grazie alla valida fotografia curata dallo stesso Bava, il film ha segnato il definitivo inizio dell’horror gotico italiano "nato" quattro anni prima con I vampiri di Freda, film al quale aveva collaborato anche il giovane Mario Bava. Al film si deve anche il lancio della brava Barbara Steele che finirà per diventare l’icona del cinema gotico all’italiana. La Steele interpreta due ruoli tra loro opposti, quello di Katja, ragazza dolce e delirante necrofilia. Davvero da non perdere malinconica, e quello della strega vampira dallo sguardo indemoniato, assettata di sangue e di vendetta, a sottolineare un dualismo tra bene e male, come due aspetti di una stessa anima. Lo scavo psicologico avviene ( come sempre nel cinema di Bava) attraverso le inquadrature e i primi piani. Una fiaba nera che punta sull’ambiguità della sessualità femminile in un esercizio di necrofilia. Da non perdereRegia: Mario Bava Sceneggiatura: Ennio De Concini, Mario Serandrei, Mario Bava Fotografia: Mario BavaScenografia: Giorgio Giovannini Musica: Roberto Nicolosi Montaggio: Mario Serandrei (Italia, 1960) Durata: 87' Prodotto da: Galatea Film, Jolly Film
PERSONAGGI E INTERPRETI
Katia Vajda/Principessa Asa Vajda: Barbara Steele Dr. Andre Gorobec: John Richardson Dr. Thomas Kruvajan: Andrea Checchi - Principe Vajda: Ivo Garrani
PERSONAGGI E INTERPRETI
Katia Vajda/Principessa Asa Vajda: Barbara Steele Dr. Andre Gorobec: John Richardson Dr. Thomas Kruvajan: Andrea Checchi - Principe Vajda: Ivo Garrani

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