
lunedì 20 ottobre 2008
La Maschera del Demonio

Si tratta del primo film diretto dal maestro dell'horror anni '60 Mario Bava. Tratto dal racconto Il vij di Nikolaj Gogol, si tratta di un film gotico ambientato nella Moldavia dell’ottocento, con un prologo nel medioevo in cui si vede la strega Asa condannata al rogo, ma prima di essere bruciata viva le viene inflitta la tortura di portare una maschera con all'interno delle punte( la maschera del demonio appunto). Secoli dopo un famoso medico e il suo assistente stanno attraversando in carrozza quei luoghi e si fermano a visitare il santuario dove è sepolta la strega, il medico lottando contro un pipistrello rompe il sigillo che teneva morta la strega provocandone la resurrezione. Una volta resuscitata la strega cerca di prendere possesso del corpo di Katja, una sua
discendente identica a lei nell’aspetto. Il film è avvolto da un’atmosfera spettrale e inquietante, anche grazie alla valida fotografia curata dallo stesso Bava, il film ha segnato il definitivo inizio dell’horror gotico italiano "nato" quattro anni prima con I vampiri di Freda, film al quale aveva collaborato anche il giovane Mario Bava. Al film si deve anche il lancio della brava Barbara Steele che finirà per diventare l’icona del cinema gotico all’italiana. La Steele interpreta due ruoli tra loro opposti, quello di Katja, ragazza dolce e delirante necrofilia. Davvero da non perdere malinconica, e quello della strega vampira dallo sguardo indemoniato, assettata di sangue e di vendetta, a sottolineare un dualismo tra bene e male, come due aspetti di una stessa anima. Lo scavo psicologico avviene ( come sempre nel cinema di Bava) attraverso le inquadrature e i primi piani. Una fiaba nera che punta sull’ambiguità della sessualità femminile in un esercizio di necrofilia. Da non perdere
discendente identica a lei nell’aspetto. Il film è avvolto da un’atmosfera spettrale e inquietante, anche grazie alla valida fotografia curata dallo stesso Bava, il film ha segnato il definitivo inizio dell’horror gotico italiano "nato" quattro anni prima con I vampiri di Freda, film al quale aveva collaborato anche il giovane Mario Bava. Al film si deve anche il lancio della brava Barbara Steele che finirà per diventare l’icona del cinema gotico all’italiana. La Steele interpreta due ruoli tra loro opposti, quello di Katja, ragazza dolce e delirante necrofilia. Davvero da non perdere malinconica, e quello della strega vampira dallo sguardo indemoniato, assettata di sangue e di vendetta, a sottolineare un dualismo tra bene e male, come due aspetti di una stessa anima. Lo scavo psicologico avviene ( come sempre nel cinema di Bava) attraverso le inquadrature e i primi piani. Una fiaba nera che punta sull’ambiguità della sessualità femminile in un esercizio di necrofilia. Da non perdereRegia: Mario Bava Sceneggiatura: Ennio De Concini, Mario Serandrei, Mario Bava Fotografia: Mario BavaScenografia: Giorgio Giovannini Musica: Roberto Nicolosi Montaggio: Mario Serandrei (Italia, 1960) Durata: 87' Prodotto da: Galatea Film, Jolly Film
PERSONAGGI E INTERPRETI
Katia Vajda/Principessa Asa Vajda: Barbara Steele Dr. Andre Gorobec: John Richardson Dr. Thomas Kruvajan: Andrea Checchi - Principe Vajda: Ivo Garrani
PERSONAGGI E INTERPRETI
Katia Vajda/Principessa Asa Vajda: Barbara Steele Dr. Andre Gorobec: John Richardson Dr. Thomas Kruvajan: Andrea Checchi - Principe Vajda: Ivo Garrani
Favole Crudeli

Favole crudeli
Titolo: Favole crudeli
Autore: Kaori Yuki
Collana: Kaori yuki presenta
Volume N°: 9
N° Pag: 170 circa
N° racconti: 4
Edizione: Planet manga (Panini comics)
Titolo: Favole crudeli
Autore: Kaori Yuki
Collana: Kaori yuki presenta
Volume N°: 9
N° Pag: 170 circa
N° racconti: 4
Edizione: Planet manga (Panini comics)
Il nono volume a fumetti della serie Kaori Yuki presenta, dalla copertina angelica, è uscito nelle fumetterie poco tempo fa (alla fine di agosto). Osservando bene la copertine in basso a destra si vede una bambola insanguinata con un cappio al collo, un’immagine macabra che contrasta con la dolcezza del volto raffigurato, questo ci può dare un’idea del contenuto del volume, come anche il titolo “Favole crudeli”, anche se ha ben guardare tutte le fiabe sono un po’ crudeli. Il racconto di Kaori Yuki sembra ispirarsi ad un film italiano degli anni ‘60 “ Il mulino delle donne di pietra” di Ferroni, una produzione italo tedesca in cui si narra di uno scultore che ha creato un giga
ntesco carillon all’interno di un mulino, composto da statue di donne fatte di pietra, si scoprirà poi che le statue del mulino sono cadaveri di donne rivestiti di pietra. Nel racconto di Kaori Yuki un giovane castellano crea un carillon per onorare la memoria della sorella scomparsa, all’interno di una villetta denominata dolls house, composto con cadaveri di giovani ragazze, che erano arrivate al castello fingendosi la sorella scomparsa del castellano, rivestiti di cera, qui è evidenti anche il riferimento al vecchio film “la maschera di cera” con Vincent Price. Più avanti nel racconto emergeranno macabri particolari riguardante il passato degli abitanti del castello. Il racconto inizia con un prologo in cui due bambini fratello e sorella, sono persi in un bosco (è chiaro il riferimento ad Hansel e Gretel), molto bella l’ultima immagine del prologo in cui si vedono dei cadaveri di donne impiccate ad un albero, La narrazione si sposta poi undici anni dopo, e solo verso la fine verrà fatta chiarezza sul significato del prologo svelando tremendi segreti che si celano nella storia della nobile famiglia. Un racconto di 55 pagine, questo primo della raccolta, macabro e appassionato, dall’ambientazione claustrofobia del castello, di cui gli abitanti sono pervasi da una malsana, morbosa follia.Quest'anno ricorre il 40° anniversario della fiera del fumetto di Lucca (il Lucca comics&game), per l'occasione la fiera, anziché nel solito spazio, è stata allestita all’interno delle mura della città, nel centro storico. Ciò da all'evento un'atmosfera più magica, ed è più piacevole camminarci, anche se i padiglioni, allestiti nelle più belle piazze della città, sono più piccoli, e all'interno c'è sempre la solita orda variegata di umani (in certi stand c'era da picchiarsi per riuscire a vedere qualcosa).
La sorpresa più gr
ande della fiera è stata in uno stand che vendeva reperti degli anni '80. Così tra cartelle scolastiche di Candy Candy e Poochie, modello vecchio stile, timbrini di poochie e Monciccì taroccati, spiccavano dei rosebonbon. I rosebonbon erano dei bambolotti immessi sul mercato nell'81 dalla Fiba.
La caratteristica principale di questi bambolotti era che indossavano un peluche da animaletto che poteva essere rimosso. Non avrei mai creduto di trovarne ancora in commercio! Lo standista ha detto che ne aveva quattro, ma due li aveva già venduti, purtroppo io non avevo i soldi che servivano ad acquistarne uno, 40 euro, sigh!
Proseguendo il nostro giro tra gli stand, non poteva mancare ovviamente, tra manga e super eroi americani, la bancarella con le locandine dei B movie anni '70, che abbiamo sfogliato a lungo, riconoscendo titoli e scoprendone di nuovi, vedendo stampati ritratti fatti in acrilico di vecchi attori, come Luc Merenda e Maurizio Merli. C'era anche la locandina del film "Giubbe rosse", che mostrava un ritratto ben fatto di Renato Cestiè, il "famoso" principino dei patetic movie anni '70. Peccato che le locandine dei film oggi le facciano tutte coi fotomontaggi, in composizioni banali e asettiche.
La sorpresa più gr
ande della fiera è stata in uno stand che vendeva reperti degli anni '80. Così tra cartelle scolastiche di Candy Candy e Poochie, modello vecchio stile, timbrini di poochie e Monciccì taroccati, spiccavano dei rosebonbon. I rosebonbon erano dei bambolotti immessi sul mercato nell'81 dalla Fiba.La caratteristica principale di questi bambolotti era che indossavano un peluche da animaletto che poteva essere rimosso. Non avrei mai creduto di trovarne ancora in commercio! Lo standista ha detto che ne aveva quattro, ma due li aveva già venduti, purtroppo io non avevo i soldi che servivano ad acquistarne uno, 40 euro, sigh!
Proseguendo il nostro giro tra gli stand, non poteva mancare ovviamente, tra manga e super eroi americani, la bancarella con le locandine dei B movie anni '70, che abbiamo sfogliato a lungo, riconoscendo titoli e scoprendone di nuovi, vedendo stampati ritratti fatti in acrilico di vecchi attori, come Luc Merenda e Maurizio Merli. C'era anche la locandina del film "Giubbe rosse", che mostrava un ritratto ben fatto di Renato Cestiè, il "famoso" principino dei patetic movie anni '70. Peccato che le locandine dei film oggi le facciano tutte coi fotomontaggi, in composizioni banali e asettiche.
Per le strade del centro storico di Lucca s'incontrava gente vestita da personaggi dei fumetti e dei giochi di ruolo, uno tipo che indossava un vestito nero ornato con delle ali, era in difficoltà in un lato della piazza perchè gli era uscita l'asta di ferro che teneva su un'ala, mentre cercava di aggiustarla ha apostrofato un'altro passante dicendogli così "Tu morirai sul cesso!".
Girando ancora per i padiglioni tra reperti di antiquariato, gadget giapponesi e gadget dipinti a mano che riprendevanono il mondo dei manga, e gente vestita di cosplayer, abbiamo esaurito la bancarelle, così sono passata agli acquisti, che si sono limitati ad un artbook
di "death note", serie a fumetti appena arrivata in Italia, con delle illustrazioni molto belle (Veramente io puntavo al secondo artbook di X 1999, Infinity, ma era troppo caro, se penso che il primo, Zero, l'ho pagato molto meno tre anni fa a Milano) e un
volumetto della star comics, Fuguruma Memories, di Kei tuome, che ho scoperto essere una donna e non un uomo, come pensavo da sette anni.
Conclusi gli acquisti ci siamo dirette verso il palco nella zona cosplayer, si stava esibendo una band di cinque elementi vestiti come i cinque cavalieri dello zodiaco, con elmi e armature fatte in casa, di cartapesta, e parrucche colorate. Finito il loro concerto era il turno di esibirsi di una band denominata "I Mister Magoo", questi purtroppo non erano in Cosplayer. Ci sarebbe piaciuto ascoltare il loro concerta, ma era giunta l'ora di tornare al pullmann. Mentre "I Mister Magoo" intonavano la cover di Devil man, ci siamo incamminate per la strada in cima alle mura, mentre la musica sfumava dietro di noi, e scorrevano i titoli di coda, i passanti si facevano sempre più rari, camminavamo nella notte lucchese, la luna brillava evanescente nel cielo, i lampioni che non illuminavano, le sagome nel buio degli alberi autunnali, tutto intorno a noi assumeva contorni sfumati, sembrava la scena ideale per un delitto... da film di Mario Bava.
Girando ancora per i padiglioni tra reperti di antiquariato, gadget giapponesi e gadget dipinti a mano che riprendevanono il mondo dei manga, e gente vestita di cosplayer, abbiamo esaurito la bancarelle, così sono passata agli acquisti, che si sono limitati ad un artbook
di "death note", serie a fumetti appena arrivata in Italia, con delle illustrazioni molto belle (Veramente io puntavo al secondo artbook di X 1999, Infinity, ma era troppo caro, se penso che il primo, Zero, l'ho pagato molto meno tre anni fa a Milano) e un
volumetto della star comics, Fuguruma Memories, di Kei tuome, che ho scoperto essere una donna e non un uomo, come pensavo da sette anni.Conclusi gli acquisti ci siamo dirette verso il palco nella zona cosplayer, si stava esibendo una band di cinque elementi vestiti come i cinque cavalieri dello zodiaco, con elmi e armature fatte in casa, di cartapesta, e parrucche colorate. Finito il loro concerto era il turno di esibirsi di una band denominata "I Mister Magoo", questi purtroppo non erano in Cosplayer. Ci sarebbe piaciuto ascoltare il loro concerta, ma era giunta l'ora di tornare al pullmann. Mentre "I Mister Magoo" intonavano la cover di Devil man, ci siamo incamminate per la strada in cima alle mura, mentre la musica sfumava dietro di noi, e scorrevano i titoli di coda, i passanti si facevano sempre più rari, camminavamo nella notte lucchese, la luna brillava evanescente nel cielo, i lampioni che non illuminavano, le sagome nel buio degli alberi autunnali, tutto intorno a noi assumeva contorni sfumati, sembrava la scena ideale per un delitto... da film di Mario Bava.
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